A Gaza i celiaci muoiono di fame, oppure mangiano cibo per loro tossico. Questa frase, che ho letto nell’articolo scritto da Lidia Ginestra Giuffrida su Fanpage, mi ha colpito nel profondo: ho subito pensato a mia figlia in quella situazione.
Nell’articolo di Fanpage si legge che a Gaza i celiaci, per mancanza di prodotti specifici e per difficoltà economiche, sono costretti a tornare a mangiare glutine. Lo stesso avviene in Cisgiordania, in realtà, dove i prodotti specializzati provengono da Israele e l’assenza di sussidi governativi ha fatto lievitare i costi.
In un contesto come questo, dove la malnutrizione si affianca alla necessità di diete specifiche per motivi salutari, la crisi diventa una condanna a morte silenziosa per i più fragili.
Ne ho parlato con la giornalista Mariarita Persichetti, attiva su tematiche legate ad ambiente, società e diritti umani, che sta seguendo la situazione dei celiaci in Palestina e Cisgiordania (leggi l’articolo completo qui)

Ciao Mariarita, iniziamo con una tua breve presentazione. Come mai ti stai occupando, tra le altre cose, della tematica relativa ai celiaci palestinesi?
Sono una giornalista pubblicista, consulente di comunicazione e social media manager, ma soprattutto sono celiaca dal 1997. Sensibile al tema da anni, ho in passato svolto attività di volontariato presso Mariposa, una piccola onlus fondata dalla Dott.ssa Margherita Bonamico, che mi ha diagnosticato la celiachia quando avevo cinque anni. È quindi la mia condizione cronica ad avermi spinta ad indagare sulla drammatica situazione delle persone affette da celiachia nei territori palestinesi occupati, dopo aver appreso da un’amica dell’assenza di farina senza glutine per un periodo di tempo prolungato.
Quali sono i dati dei celiaci diagnosticati, se ce ne sono?
Secondo i dati diffusi dal Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) nel maggio 2025, il numero di celiaci a Gaza è aumentato sensibilmente negli ultimi due anni: 510 donne, 248 uomini e 530 bambini, tra cui 36 persone con disabilità. Gli esperti attribuiscono quest’incremento a stress prolungato, dipendenza da alimenti in scatola e di bassa qualità, tutti fattori che indeboliscono il sistema immunitario, innescano o aggravano la malattia. È presumibile credere che questi numeri siano abbondantemente sottostimati, considerate le attuali difficoltà diagnostiche e lo scarso grado di informazione sulla celiachia, che in alcune zone del mondo – come anche a Gaza – resta ancora poco conosciuta. Ard el-Insan, ONG nata nel 1984 come ramo di Terre des Hommes e oggi organizzazione indipendente specializzata nel trattamento dei bambini che soffrono di malnutrizione e dei celiaci di tutte le età, sta concentrando molti dei suoi sforzi sull’informazione del personale sanitario in materia di celiachia, perché la carenza di prodotti rischia di spingere molte persone a consumare alimenti non sicuri.
Sappiamo che ci sono dei casi conclamati di gravi malnutrizioni legate a una celiachia trascurata per assenza di cibo idoneo.
Sì, esatto. A maggio 2025, almeno 42 pazienti celiaci avevano sviluppato una grave forma di malnutrizione e complicazioni potenzialmente letali, mentre altri 72 soffrivano di malnutrizione moderata. Nell’agosto 2025, anche l’Italia ha accolto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma una bambina celiaca di due anni, Miar, la cui prolungata impossibilità di accedere a prodotti senza glutine aveva provocato una malnutrizione severa. Era arrivata a pesare sei chili, circa la metà di quanto dovrebbe pesare una bambina sana di quell’età. C’è il caso di un’altra bambina celiaca gravemente malnutrita, Maryam Dawas, che da luglio aspetta di poter uscire dalla Striscia. Il disperato appello di sua madre era stato sostenuto anche dall’influencer americana Rachel for littles, tuttavia non si hanno ancora notizie sulla sua evacuazione, né su quale Paese potrebbe occuparsene.
Qual è la situazione dei celiaci in Palestina attualmente? Ripercorriamo un po’ cosa è successo e cosa sta succedendo.
Prima del 7 ottobre 2023, nella Striscia entravano diversi quintali di farina senza glutine ogni mese. Con l’inizio dell’escalation il 7 ottobre 2023, le forniture sono state interrotte in diverse aree. È capitato che alimenti senza glutine entrati con i camion degli aiuti venissero sottratti da bande armate e rivenduti a prezzi esorbitanti. A Gaza, sappiamo che lo scorso 26 novembre Ard el-Insan ha potuto distribuire dei quantitativi (seppur limitati) di farina ai celiaci. Ma i prodotti disponibili restano scarsi. Il problema interessa anche la Cisgiordania, dove i prezzi dei prodotti hanno raggiunto cifre inimmaginabili.
Sappiamo anche che ci sono scorte di cibo inviate da enti umanitari che sono ferme alle dogane in attesa dell’approvazione da parte di Israele. Gli appelli delle ONG locali sono tuttora inascoltati?
L’AIC (Associazione Italiana Celiachia) si sta muovendo in maniera coordinata con AOECS (Association of European Coeliac Societies), l’Associazione Celiachia della Giordania e Ard El-Insan. Queste associazioni chiedono al nostro Governo ed alla Conferenza delle Regioni, nell’ambito del Piano Italy for Gaza, l’apertura di canali di consegna sicuri di alimenti senza glutine ai celiaci della Striscia di Gaza. Chiedono anche l’attivazione di corridoi umanitari per l’evacuazione dei casi più gravi, anche chiedendo la disponibilità dei principali ospedali italiani per l’accoglienza. Purtroppo una spedizione test, preparata con l’aiuto della Associazione Celiachia della Giordania, resta ferma da mesi al varco di Al Zarqa, sotto la protezione dell’UNICEF. Questo per mancanza della concessione da parte di Israele dei permessi necessari. Ad oggi, la situazione dei celiaci nella Striscia resta drammatica e AOECS è pronta ad attivare un piano di emergenza come quello che è stato fatto per l’Ucraina, finalizzato proprio a raccogliere fondi per l’acquisto di alimenti gluten-free (leggi di più qui). Ma bisogna avere la certezza di canali sicuri di consegna.
Ci sono stati appelli da parte di organizzazioni locali?
A maggio il Palestinian Centre for Human Rights ha lanciato un appello urgente per proteggere la vita dei pazienti affetti da celiachia nella Striscia di Gaza. Le loro vite sono ancora a rischio a causa dell’impossibilità totale o parziale di accedere ad alimenti terapeutici essenziali. “Questa negazione” – si legge nell’appello pubblicato sul sito dell’organizzazione – “si inserisce nel contesto dell’inasprimento dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza”. In questa situazione, a soffrire sono come sempre soprattutto i bambini di età inferiore ai 10 anni. Loro subiscono gravi conseguenze, sia fisiche che psicologiche, nel vedersi privati di alimenti disponibili per i loro coetanei. Le loro famiglie spesso non sono in grado di fornire alternative sicure, esponendoli a gravi complicazioni in caso di consumo di prodotti contenenti glutine.
Non mancano tentativi di manifestazione da parte dei celiaci locali, però.
Esatto. Come riportato dall’Agenzia turca Anadolu, lo scorso 8 ottobre a Khan Yunis, nel sud della Striscia, alcuni celiaci si sono radunati per alzare la voce e chiedere la fornitura continua di alimenti speciali senza glutine, sia per celiaci che intolleranti. I partecipanti, tra cui alcuni bambini, sventolavano cartelli per chiedere l’ingresso di alimenti e medicinali specifici fermi ai valichi, sottolineando – ancora una volta – che la mancanza di cibo adeguato mette a rischio la vita di centinaia di persone affette da questa malattia.
Quali sono le tue considerazioni su questa situazione, quali pensi siano le possibili soluzioni?
Credo sia necessario amplificare la voce dei celiaci che vivono sotto assedio nei territori palestinesi occupati, continuare a parlarne anche in Italia e nel resto d’Europa per creare maggiore consapevolezza tra chi ha il potere di forzare i blocchi residui. Bisogna permettere a queste persone di godere dei propri diritti fondamentali, come il diritto alla salute e il diritto alla vita, che continuano ad essere minacciati ogni giorno.
In concreto, cosa possiamo fare noi per aiutare la popolazione celiaca palestinese?
In questo momento ben poco, se non continuare a parlarne e fare pressione affinchè anche la politica intervenga sul tema. L’iniziativa di AIC e di AOECS va in questa direzione. Bisogna augurarsi che il passaggio degli alimenti senza glutine inviati – ora fermi al confine con la Giordania – possa presto essere autorizzato da Israele.
DONARE A CHI OPERA SUL CAMPO: L’ESEMPIO DI SOLETERRE

In attesa che si sblocchi la situazione degli aiuti umanitari fermi al confine o che AOECS attivi una raccolta specifica come già fatto per l’Ucraina, è possibile fare delle donazioni in denaro ad associazioni che operano direttamente sul campo. Queste associazioni, grazie alle donazioni private, hanno così a disposizione i fondi necessari all’acquisto di cibo e generi di prima necessità direttamente in loco per poi distribuirli alla popolazione. Una di queste associazioni è Soleterre, che dal 2002 tutela il benessere psico-fisico di bambini, donne e uomini in condizioni di vulnerabilità, malattia, povertà e violenza. Soleterre è presente in prima linea a Gaza e si occupa di varie emergenze tra cui la mancanza di farmaci e cibo.
Damiano Rizzi, psicologo, psicoterapeuta, psico-oncologo nonché presidente e fondatore di Soleterre, ci ha raccontato: «Oltre il 70% della popolazione di Gaza vive in condizione di grave malnutrizione. In questa situazione di emergenza, Soleterre ha scelto di agire insieme al Democracy and Workers’ Rights Center (DWRC), organizzazione locale con esperienza e radicamento sul territorio. Il programma prevede la distribuzione di pacchi alimentari contenenti beni essenziali: olio, riso, pasta, legumi, tonno, formaggio, latte, datteri e altri prodotti indispensabili per la sopravvivenza delle famiglie.
Ma non basta solo il cibo. A Gaza, fame e trauma vanno di pari passo: per questo il progetto prevede anche il sostegno psicologico ai bambini, che ogni giorno convivono con paura, insicurezza e perdita. In coordinamento con professionisti locali, offriamo spazi di ascolto e supporto per alleviare il peso emotivo della guerra. Ogni distribuzione è tracciata, documentata e resa possibile grazie ai volontari che operano sul campo, indossando i pettorali di Soleterre per garantire trasparenza e visibilità.
Ogni donazione diventa un pasto concreto, consegnato nelle mani di chi ne ha bisogno subito. Con 1.000 euro possiamo garantire cibo a 140 persone, portando sollievo immediato. Per quanto riguarda il cibo senza glutine, non ci sono prodotti confezionati. Ci occupiamo quindi di acquistare dai piccoli commercianti locali prodotti naturalmente senza glutine come carne, pollo, uovo e riso. Per dare un’idea dei costi proibitivi per la popolazione locale, sabato 6 dicembre 1 kg di carne costava 17 euro, 1 kg di pollo 16 euro, un vassoio di 30 uova 20 euro e 1 kg di riso 3 euro. Infine, non intercettiamo noi i celiaci ma possiamo dare loro questi beni se entrano nelle nostre distribuzioni, che avvengono ad esempio anche presso il Nasser Hospital.
In generale mi sento di dire che ogni giorno che passa senza nutrimento significa più fragilità, più sofferenza, meno futuro. Al contrario ogni donazione che arriva porta con sé non solo nutrimento, ma un messaggio potente: non siete soli, la vostra vita conta. Il vostro contributo non è solo cibo. È dignità, è respiro, è futuro».
Per donare è possibile utilizzare paypal cliccando qui
oppure è possibile seguire questo link
Infine, è possibile fare un bonifico alle seguenti coordinate
IBAN: IT88Q0503401699000000013880
INTESTATO A: Fondazione Soleterre ETS
CAUSALE: Gaza distribuzione cibo