Un boccone amaro… ma neanche troppo

bavaglia“Il calo ponderale in un solo mese è drammatico e il decorso della malattia è drastico”. Silenzio. E io ho dovuto ricordare ai polmoni di prendere aria… Fatico a spiegare come mi sono sentita quando la gastroenterologa ha espresso con tutto il suo tatto questo giudizio su Gaia, che è finita da lei dopo degli esami del sangue poco rassicuranti e un mese pessimo dal punto di vista salutare.

Al compimento del suo primo anno di età, considerando il peggioramento del suo atteggiamento di notte (a volte stava sveglia anche per 2 o 3 ore piangendo per la maggior parte del tempo), la pediatra vuole indagare su possibili intolleranze alimentari. Gli esiti riferiti alla celiachia non sono per niente chiari. E quindi via con il secondo step: visita da uno specialista. Prenotiamo all’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. Nel mentre Gaia inizia a far la difficile con il mangiare. Dapprima fatica a ingoiare pochi bocconi al giorno, in seguito inizia a digiunare completamente. Arriviamo al giorno della visita con alle spalle 5 giorni di totale inappetenza. Salvo il latte della colazione, che nei 2 giorni precedenti l’appuntamento non finisce neanche più.

La gastroenterologa ascolta la nostra storia. Dobbiamo raccontarle in 5 minuti 15 mesi di Gaia, spiegandole perché in questo tempo abbiamo cambiato 4 tipi di latte tra sospetto reflusso e sospetta intolleranza. Inserendo nel racconto anche il suo atteggiamento nei confronti del sonno. La pancia gonfia con ernia ombelicale. Il digiuno degli ultimi giorni. Forse le troppe nozioni e la conseguente ovvia confusione l’hanno innervosita. Fatto sta che dopo averla pesata se n’è uscita con la frase in apertura post. Ci ha spiazzato. La sua diagnosi, ancor prima degli esami di accertamento, era quella di celiachia. Ci ha prescritto altre analisi urgenti con ricerca genetica e ci ha caldamente invitato a farli l’indomani senza perdere tempo. Facciamo gli esami il giorno seguente e la sera andiamo dalla pediatra. Che ci consiglia di levare immediatamente il glutine aggiungendo: “non possiamo permetterci di lasciare Gaia a digiuno aspettando gli esiti che arriveranno tra un mese”.

Torniamo a casa, con il morale sotto le scarpe. Per aver pensato che Gaia fosse capricciosa quando in realtà non stava bene. Ma anche per la prospettiva di dover pianificare da qui in avanti qualsiasi uscita, di doverle spiegare che non potrà mangiare gran parte di ciò che vedrà alle feste dei suoi amichetti. Una condizione che è durata forse 3 giorni. Nel mentre pian piano abbiamo iniziato a organizzarci. A levare tutto ciò che conteneva glutine dalla dieta di Gaia ma anche (più o meno) dalla nostra. E in soli 3 giorni abbiamo assistito a un cambiamento indicibile. Gaia ha iniziato a rinascere.

Il suo atteggiamento nei confronti del cibo è rimasto difficile per un po’, a detta della pediatra perché ormai lo associava a qualcosa per lei dannoso. Abbiamo dovuto giocarci un po’, sederci in terra davanti alla televisione con il piatto in mano, provare a mangiare lontano dai canonici orari di pranzo e cena. E pian piano la sua diffidenza è venuta meno e ha ripreso a mangiare con un appetito mai visto.

Quello che però ci ha sconvolto (in senso positivo si intende) è stato il suo pressoché immediato cambiamento a livello di umore e carattere. È diventata in poco tempo solare, vivace, intraprendente. Risponde agli stimoli. È socievole. Mio marito dice che ora “morde la vita” e credo che queste parole rendano al meglio ciò a cui stiamo assistendo.

Per cui quando qualche giorno fa la pediatra mi ha chiamata dicendo “non so come dirglielo, sono arrivati gli esiti di Gaia e confermano ciò che purtroppo sospettavamo”… non ho potuto far altro che dirle che, pur essendo dispiaciuti per lei che dovrà convivere a vita con la celiachia, il gioco vale decisamente la candela. E quando la gastroenterologa alla visita di controllo ha espresso tutto il suo sollievo per l’evidente ripresa in un solo mese “gluten free” ce ne siamo convinti ancora di più!

 

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